Questo è il titolo dello spettacolo che domenica 26 aprile alle 16.00 si terrà presso la sala consigliare del Comune di Paullo (Mi).
Si tratta di un testo mio che trova momenti di ispirazione nelle opere di Davide Bernasconi e di Mario Rigoni Stern, musicato e interpretato da Teatro Frontiera sul tema della liberazione dell'Italia e con uno sguardo lanciato più avanti sulla Liberazione dalle guerre in tutti gli stati del mondo.
L'ngresso è libero.
Informazioni al 3471124523 - 3331908976
Scusate la fretta nell'esporre la cosa, ma sono in un periodo di molti impegni e sono poco a casa.
Renato.
venerdì 17 aprile 2009
martedì 31 marzo 2009
Grazie!!!
In questa splendida serata caratterizzata dalla musica degli Jentu, anch’io sono stato fra i premiati.
Il Comune ha voluto manifestarmi riconoscenza per l’impegno che ho dato al paese negli ultimi tempi, ed io qui voglio ringraziare il mio Comune per avermi dato lo spazio per ribadire questo mia, nostra, voglia di Esserci perché il ricordo diventi futuro.
Voglio anche ringraziarlo per averci dato la possibilità di riportare a Paullo gli Jentu.
In fondo questo è il segreto del vivere, vivere per imparare, per manifestare quel poco che sappiamo e per condividere con gli altri la speranza di un tempo che non deve scorrere invano, ma che porti con sé l’esperienza e la cultura che la gente ha prodotto.
Forse ancora meglio lo ha espresso l’Assessorato alla Cultura di Paullo con una frase scritta sul manifesto dello spettacolo:
Cultura…
E’ quel che vive
e rimane all’uomo
del suo passato,
ancora operante
nel presente
per modellare
il suo futuro.
ma queste righe le voglio utilizzare soprattutto per ringraziare tutti quelli che in questi anni hanno collaborato con me e Rita per creare questi avvenimenti.
Senza le tante persone che hanno lavorato, gioito e sofferto con noi, questo premio non ci sarebbe stato.
Senza chi ha volantinato, preparato sale per rinfreschi e generi di conforto vari, pulito e allestito la sala, chi ha fatto fotocopie e composto libri e libretti vari, senza chi ha lavorato per le luci e per i suoni, senza chi è venuto a prestare la sua capacità solo per amicizia, ballando e recitando, davvero…
tutto questo non ci sarebbe stato… e a tutti loro dedico questo mio premio perché questo premio è davvero anche di tutti loro.
Grazie!!!
Renato
Il Comune ha voluto manifestarmi riconoscenza per l’impegno che ho dato al paese negli ultimi tempi, ed io qui voglio ringraziare il mio Comune per avermi dato lo spazio per ribadire questo mia, nostra, voglia di Esserci perché il ricordo diventi futuro.
Voglio anche ringraziarlo per averci dato la possibilità di riportare a Paullo gli Jentu.
In fondo questo è il segreto del vivere, vivere per imparare, per manifestare quel poco che sappiamo e per condividere con gli altri la speranza di un tempo che non deve scorrere invano, ma che porti con sé l’esperienza e la cultura che la gente ha prodotto.
Forse ancora meglio lo ha espresso l’Assessorato alla Cultura di Paullo con una frase scritta sul manifesto dello spettacolo:
Cultura…
E’ quel che vive
e rimane all’uomo
del suo passato,
ancora operante
nel presente
per modellare
il suo futuro.
ma queste righe le voglio utilizzare soprattutto per ringraziare tutti quelli che in questi anni hanno collaborato con me e Rita per creare questi avvenimenti.
Senza le tante persone che hanno lavorato, gioito e sofferto con noi, questo premio non ci sarebbe stato.
Senza chi ha volantinato, preparato sale per rinfreschi e generi di conforto vari, pulito e allestito la sala, chi ha fatto fotocopie e composto libri e libretti vari, senza chi ha lavorato per le luci e per i suoni, senza chi è venuto a prestare la sua capacità solo per amicizia, ballando e recitando, davvero…
tutto questo non ci sarebbe stato… e a tutti loro dedico questo mio premio perché questo premio è davvero anche di tutti loro.
Grazie!!!
Renato
lunedì 30 marzo 2009
Serata con gli Jentu
Quanta energica bellezza è piovuta giù da quel palco ieri sera, quanta musica che ci ha fatto viaggiare e sognare in mezzo ai popoli di tanta parte del mondo!
Una sala gremita, un colpo d’occhio come raramente capita di vedere, accesa e pulsante di tanta attesa.
Un giorno in cui si è voluto premiare la cultura e nel quale forse la cultura ha invece premiato noi. Lo ha fatto per questo nostro, qualche volta incespicante, ma sempre intenso tentativo di dare uno spazio ed una forma ai pensieri e ai sogni.
La politica ha preso il giusto spazio, sembra sempre troppo mentre ascolti, ma ieri sera non credo che poi in realtà si sarebbe potuto evitare di rinvigorire e rinnovare la stima per i tanti che a Paullo si adoperano, con vari livelli e capacità, ma tutti con grande passione, a fare in modo che il nostro sia anche un paese pensante e produttivo di idee legate all’arte.
Anga Tiziana e i loro compagni ci hanno rubato l’attenzione restituendocela poi piena di suoni magici, ci hanno rubato la fantasia per ridarcela poi piena di ritmo e di sapori lontani.
Ci voleva tempo per spiegare, per premiare, ma quel tempo un attimo dopo che la musica ritornava a vibrare sembrava diventato uno spazio lontano e in due ore di grande musica abbiamo ascoltato il vento di mille terre e di mille popolazioni, ed abbiamo capito che il vento le abbraccia tutte nello stesso modo fraterno.
E così il vento ha mischiato note arabe e palestinesi, note della nostra tradizione popolare con quelle delle terre alte delle Ande, poi il vento è sceso tra noi e ha corso per i corridoi dell’auditorium con passi di danza, di sorrisi e di mani che si intrecciavano.
A quel punto davvero capisci quando uno spettacolo ha un valore, quando l’attore cede il suo posto allo spettatore e lo spettatore diventa davvero attore egli stesso.
Grazie carissimi Jentu, grazie di cuore!
Questa volta voglio ricordarvi uno a uno, perché tutti e otto ieri sera avete davvero soffiato forte aria limpida nei nostri cuori.
Tiziana Zoncada (voce)
Maddalena Soler (violino, cori)
Angapiemage Persico (violino, mandola, tamburello, cori)
Davide Aldini (flauto)
Massimo Villa (chitarra)
Roberto Carlotti (fisarmonica)
Silvio Centamore (percussioni)
Federico Caroli (mandolino, tamburello, cori)
Renato
Una sala gremita, un colpo d’occhio come raramente capita di vedere, accesa e pulsante di tanta attesa.
Un giorno in cui si è voluto premiare la cultura e nel quale forse la cultura ha invece premiato noi. Lo ha fatto per questo nostro, qualche volta incespicante, ma sempre intenso tentativo di dare uno spazio ed una forma ai pensieri e ai sogni.
La politica ha preso il giusto spazio, sembra sempre troppo mentre ascolti, ma ieri sera non credo che poi in realtà si sarebbe potuto evitare di rinvigorire e rinnovare la stima per i tanti che a Paullo si adoperano, con vari livelli e capacità, ma tutti con grande passione, a fare in modo che il nostro sia anche un paese pensante e produttivo di idee legate all’arte.
Anga Tiziana e i loro compagni ci hanno rubato l’attenzione restituendocela poi piena di suoni magici, ci hanno rubato la fantasia per ridarcela poi piena di ritmo e di sapori lontani.
Ci voleva tempo per spiegare, per premiare, ma quel tempo un attimo dopo che la musica ritornava a vibrare sembrava diventato uno spazio lontano e in due ore di grande musica abbiamo ascoltato il vento di mille terre e di mille popolazioni, ed abbiamo capito che il vento le abbraccia tutte nello stesso modo fraterno.
E così il vento ha mischiato note arabe e palestinesi, note della nostra tradizione popolare con quelle delle terre alte delle Ande, poi il vento è sceso tra noi e ha corso per i corridoi dell’auditorium con passi di danza, di sorrisi e di mani che si intrecciavano.
A quel punto davvero capisci quando uno spettacolo ha un valore, quando l’attore cede il suo posto allo spettatore e lo spettatore diventa davvero attore egli stesso.
Grazie carissimi Jentu, grazie di cuore!
Questa volta voglio ricordarvi uno a uno, perché tutti e otto ieri sera avete davvero soffiato forte aria limpida nei nostri cuori.
Tiziana Zoncada (voce)
Maddalena Soler (violino, cori)
Angapiemage Persico (violino, mandola, tamburello, cori)
Davide Aldini (flauto)
Massimo Villa (chitarra)
Roberto Carlotti (fisarmonica)
Silvio Centamore (percussioni)
Federico Caroli (mandolino, tamburello, cori)
Renato
venerdì 13 marzo 2009
Yentu in concerto
Udite gente... udite...
Sabato 28 marzo
nell'ambito di una giornata dedicata alla cultura dal comune di Paullo
concerto degli Yentu
Graditissimo ritorno dopo la bella serata che già ci avevano regalato.
Il loro vento tornerà a percorrere la sala dell'
auditorium Frassati
via Mazzini 31
Paullo
alle ore 21
ingresso libero
per informazioni:
Tel 3471124523 Renato
0290630032 Biblioteca comunale di Paullo.

giovedì 12 marzo 2009
Un passato così tanto presente
La memoria, i ricordi, non sono solo parte del passato, a volte si materializzano nei nostri giorni in un modo forte, vitale, viene da dire quasi fisico. E a volte basta un tramonto, un prato coperto di fiori o di neve, una musica e il ricordo prende forma. Credo succede semplicemente perché ciò che è stato non si cancella e ha in sé i pensieri, la ragione con i suoi vizi e le sue virtù e tutto torna con questo ad avere una forma. Già, perché allora è qualcosa di più del pensiero di ciò che poteva essere, a volte è qualcosa che vive in noi e che i tuoi occhi vedono… e che il cuore sente.
E quelle memorie, quei ricordi sono li con te semplicemente perché tu avresti voluto che lì, in quel loro futuro mancato, ci fossero davvero.
E allora basta una serata qualunque di musica che non ha fatto parte di quel passato, basta un posto in cui hai voglia di sentire quei ricordi che ci accompagnano, basta qualcosa che cerchi di interpretare nel senso di essere e nel modo di pensare e finisci con il vedere piedi ballerini muoversi su un palco, finisci con l’avere una persona invisibile, ma intensamente presente accanto a te, con la quale scambiare parole a bocca chiusa e con le orecchie del cuore aperte.. e quando i ricordi sono così presenti, quando i pensieri espressi e contenuti in quei ricordi sono così radicati nella nostra vita, i ricordi si staccano dal passato per diventare un presente vivo, vitale, forse addirittura un presente che cerca un prestito al futuro.
Renato
E quelle memorie, quei ricordi sono li con te semplicemente perché tu avresti voluto che lì, in quel loro futuro mancato, ci fossero davvero.
E allora basta una serata qualunque di musica che non ha fatto parte di quel passato, basta un posto in cui hai voglia di sentire quei ricordi che ci accompagnano, basta qualcosa che cerchi di interpretare nel senso di essere e nel modo di pensare e finisci con il vedere piedi ballerini muoversi su un palco, finisci con l’avere una persona invisibile, ma intensamente presente accanto a te, con la quale scambiare parole a bocca chiusa e con le orecchie del cuore aperte.. e quando i ricordi sono così presenti, quando i pensieri espressi e contenuti in quei ricordi sono così radicati nella nostra vita, i ricordi si staccano dal passato per diventare un presente vivo, vitale, forse addirittura un presente che cerca un prestito al futuro.
Renato
domenica 8 febbraio 2009
Canzone per un'amica
Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva...
Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava, non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava...
Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano...
Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita, quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita...
Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa, quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita...
Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte: sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte...
Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire...
Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi...
F. Guccini.
canzone per te cara Eluana… per te che sono certo stai lassù sopra le nostre misere vite e da lassù guardi un corpo che ormai non riconosci più e che non è più nemmeno un ricordo di ciò che sei stata, canzone per te cara Eluana, che credo stai sorridendo, come una volta sorridevi alla vita…
e se ce la fai, cerca di avere compassione per quel piccolo uomo di Arcore che dice che il tuo corpo potrebbe ancora far figli… quel tuo corpo che ormai non sente e non vive più la sua vita, quel corpo che per quel piccolo uomo di Arcore rimane un contenitore, o meglio dire, una macchina che potrebbe produrre ancora, così come lui è abituato a vedere le persone intorno a lui, esseri che producono, non che vivono cercando almeno un pò di impadronirsi della propria vita.
Io credo che quella frase non abbia offeso solo te, credo che quella frase abbia offeso tutte le donne riducendole a macchine per produrre figli, che importa se non hanno nemmeno la possibilità di autodeterminare la propria vita? Infondo, per quel piccolo uomo, siete solo macchine atte alla riproduzione, oppure, siete gradevoli oggetti da mettere in vetrina.
E stendiamo anche un velo pietoso su ciò che ha detto di tuo Padre, semplicemente non può capire… è solo un ricco poveraccio!
Ciao
Renato.
lunedì 26 gennaio 2009
Vasco e... auguri
Molto, molto in ritardo faccio tanti tantissimi auguri per il nuovo anno a tutti.
Da molto non scrivo, il motivo principale è essenzialmente un fermo del pc dovuto a dei problemi di connessione che mi hanno bloccato per circa un mese, ora sto cambiando gestore e quindi fra un po’ avrò un altro stop, ma questa volta spero che sarà solo di pochi giorni.
Detto questo…
Sapete che non amo molto Vasco Rossi, non mi è mai piaciuta questa sua figura dissoluta che va portando in giro, anche se mia figlia l’ha conosciuto attraverso me facendogli ascoltare alcune sue canzoni che non mi dispiacevano, col motto -non mio ma di Claudio Baglioni- la musica è come il maiale, non si butta via mai niente.
Beh, ultimamente l’ho sentito in un’intervista televisiva esprimere dei concetti nuovi, almeno per me, e molto importanti visto che uscivano in particolare dalla sua bocca.
In pratica, l’uomo affermava che dopo una vita passata fra mille eccessi di droghe e di alcool, si è ritrovato, per non affondare, a ricominciare cercando una nuova via che lo portasse a sentirsi uomo soltanto con le sue capacità e senza l’inganno di mezzi artificiosi.
Concludeva l’intervista dicendo, in pratica, farlo dopo una vita simile è davvero una cosa difficile, tanto vale –diceva rivolgendosi ai ragazzi- imparare a farlo da subito.
Credo che sia un concetto bellissimo nella sua semplicità e con questo concetto Vasco si è meritato il mio plauso ed ha riconquistato un po’ di punti nella scala del mio gradimento.
Forza ragazzi, seguite il suo consiglio, lo sballo vi rende uomini falsi, gli uomini veri sono quelli padroni di sé… anche di bere un buon bicchiere di vino, anche due, durante i pasti o in un momento di amicizia, ma che siano soltanto due… e di vino buono!!!
Renato
Da molto non scrivo, il motivo principale è essenzialmente un fermo del pc dovuto a dei problemi di connessione che mi hanno bloccato per circa un mese, ora sto cambiando gestore e quindi fra un po’ avrò un altro stop, ma questa volta spero che sarà solo di pochi giorni.
Detto questo…
Sapete che non amo molto Vasco Rossi, non mi è mai piaciuta questa sua figura dissoluta che va portando in giro, anche se mia figlia l’ha conosciuto attraverso me facendogli ascoltare alcune sue canzoni che non mi dispiacevano, col motto -non mio ma di Claudio Baglioni- la musica è come il maiale, non si butta via mai niente.
Beh, ultimamente l’ho sentito in un’intervista televisiva esprimere dei concetti nuovi, almeno per me, e molto importanti visto che uscivano in particolare dalla sua bocca.
In pratica, l’uomo affermava che dopo una vita passata fra mille eccessi di droghe e di alcool, si è ritrovato, per non affondare, a ricominciare cercando una nuova via che lo portasse a sentirsi uomo soltanto con le sue capacità e senza l’inganno di mezzi artificiosi.
Concludeva l’intervista dicendo, in pratica, farlo dopo una vita simile è davvero una cosa difficile, tanto vale –diceva rivolgendosi ai ragazzi- imparare a farlo da subito.
Credo che sia un concetto bellissimo nella sua semplicità e con questo concetto Vasco si è meritato il mio plauso ed ha riconquistato un po’ di punti nella scala del mio gradimento.
Forza ragazzi, seguite il suo consiglio, lo sballo vi rende uomini falsi, gli uomini veri sono quelli padroni di sé… anche di bere un buon bicchiere di vino, anche due, durante i pasti o in un momento di amicizia, ma che siano soltanto due… e di vino buono!!!
Renato
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