Naturalmente Claudio non è andato con la sua chitarra da solo, o solo con i suoi musicisti, a fare e a gestirsi lo spettacolo come sarebbe piaciuto a me e forse a pochi altri. E' andato con la forza di un cospicuo finanziamento che anche quest'anno è riuscito ad avere, secondo me perdendo una bella occasione di riappropriarsi di quella manifestazione, ma tant'è, ormai non si parla più di ciò che è stato e semmai si pensa già al futuro e forse è giusto così.
Io non c'ero, ma da quanto ho capito è stato un bello spettacolo, uno spettacolo che Claudio bisogna ammettere ha interpretato nel migliore dei modi da quel grande uomo di spettacolo e da quel grande professionista che è, coadiuvato da pochi personaggi di grande spessore e di grande professionalità quali Fiorello e Paolo Belli, ma tutti gli interrogativi sul vero valore di questa manifestazione e su quello che gli gira intorno sono rimasti ai miei occhi e ai pochi altri che la pensano come me, tali e quali.
Ed il prossimo anno vedremo quale consiglio comunale si accapiglierà, quali politici si metteranno in vetrina e quale associazione di albergatori si adopererà per trovare i soldi per la prossima edizione di O Scià.
La vicesindaco di Lampedusa appartiene ad una corrente politica lontana dal mio modo di pensare, ma devo ammettere che ha lungamente combattuto per far affiorare la realtà sociale deficitaria di quell'isola e ha poi di conseguenza chiesto di far luce sulla natura delle spese sostenute dalla fondazione O Scià per la realizzazione dello spettacolo, credo sia stata una posizione di assoluta coerenza e credo che la richiesta di conoscere il bilancio sia stata assolutamente lecita.
Ora sarebbe bello vedere su qualche "posto" istituzionale oppure di livello più popolare quel bilancio, forse io non ci capirei niente, ma qualcuno potrebbe capire qualcosa di più e sarebbe stato bello per me e per quelli come me poterci ricredere sulla liceità di quelle spese, ma la mia sensazione è che un bello spettacolo sia bastato a fare in modo che oltre alle risposte, si siano portati via anche le domande.
Renato
mercoledì 22 ottobre 2008
martedì 30 settembre 2008
Settimana della moda
E mi sono ritrovato lì, nelle vie della moda... dovevo ingannare il tempo e mi sono ritrovato a girovagare fra vie brulicanti di persone molte delle quali dall'aria ormai stanca, molte persone che di certo dopo una giornata passata dietro sfilate e stand dei vari produttori, se ne andavano rincorrendo nuovi pensieri nati dentro quella che in fondo è soprattutto una grande giostra di irrealtà.
Infatti personalmente credo che questo sia quel mondo, questo o poco più, una grande vetrina di irrealtà, di ostentazione di un lusso che è soprattutto di chi vuole camminare ad un passo dalla realtà di tutti i giorni, così, forse solo per una malcelata voglia di distinguersi, non rendendosi conto che gli omologati sono soprattutto loro.
Ma una cosa mi ha colpito ancora di più... ogni tanto si vedevano passare ragazze di una magrezza decisamente innaturale, al punto di arrivare a fargli perdere le loro forme femminili.
Nonostante gli inviti alle case di moda a non far sfilare ragazze al limite dell'anoressia, tante, troppe se ne vedono ancora in quell'ambiente.
Passano con un andamento che fuori dalla passerella diventa incerto, direi goffo, come se fuori dal loro ambiente diventino in balia della loro debolezza, del loro essere fuori dalla realtà, al servizio appunto, dell'irrealtà di quel mondo.
Mi chiedo cosa ne sarà di loro, delle tante che fra pochi anni si troveranno fuori da quel giro e dentro alla loro vita, che molto probabilmente sarà diventata stretta come le loro fattezze, con i sogni ingrigiti come la tristezza che si legge sui loro visi.
Spero che abbiano pensato al loro futuro, che abbiano pensato ad un'altra vita possibile, fatta non dico da un lavoro da sputare nelle mani, ma almeno da un lavoro che regali un po’ della dignità dell'esserci, dell'essere presenti nella realtà di questa vita.
Ma per fortuna bastava allontanarsi un po’, bastava guardarsi in giro per vedere normali ragazze che portavano in giro la loro freschezza, le loro risate e il loro parlare fitto di gioie e di dolori dentro un jeans e una maglietta, ragazze piene di quelle imperfezioni che le fanno più belle e che disegnano allegria colorata nel vivere di tutti i giorni.
Renato
Infatti personalmente credo che questo sia quel mondo, questo o poco più, una grande vetrina di irrealtà, di ostentazione di un lusso che è soprattutto di chi vuole camminare ad un passo dalla realtà di tutti i giorni, così, forse solo per una malcelata voglia di distinguersi, non rendendosi conto che gli omologati sono soprattutto loro.
Ma una cosa mi ha colpito ancora di più... ogni tanto si vedevano passare ragazze di una magrezza decisamente innaturale, al punto di arrivare a fargli perdere le loro forme femminili.
Nonostante gli inviti alle case di moda a non far sfilare ragazze al limite dell'anoressia, tante, troppe se ne vedono ancora in quell'ambiente.
Passano con un andamento che fuori dalla passerella diventa incerto, direi goffo, come se fuori dal loro ambiente diventino in balia della loro debolezza, del loro essere fuori dalla realtà, al servizio appunto, dell'irrealtà di quel mondo.
Mi chiedo cosa ne sarà di loro, delle tante che fra pochi anni si troveranno fuori da quel giro e dentro alla loro vita, che molto probabilmente sarà diventata stretta come le loro fattezze, con i sogni ingrigiti come la tristezza che si legge sui loro visi.
Spero che abbiano pensato al loro futuro, che abbiano pensato ad un'altra vita possibile, fatta non dico da un lavoro da sputare nelle mani, ma almeno da un lavoro che regali un po’ della dignità dell'esserci, dell'essere presenti nella realtà di questa vita.
Ma per fortuna bastava allontanarsi un po’, bastava guardarsi in giro per vedere normali ragazze che portavano in giro la loro freschezza, le loro risate e il loro parlare fitto di gioie e di dolori dentro un jeans e una maglietta, ragazze piene di quelle imperfezioni che le fanno più belle e che disegnano allegria colorata nel vivere di tutti i giorni.
Renato
mercoledì 10 settembre 2008
Decisione difficile
Non è stato facile prendere una simile decisione, ma alla fine sono convinto che ormai il momento era quello giusto, non faremo più manifestazioni in ricordo di Eliana.
E' una decisione che maturava già dallo scorso anno, quando dopo (scusate il mio insindacabile giudizio) la serata col Davide, pensavo che una simile carica di emotività e di valore artistico, non saremmo più riusciti a ricrearla.
La decisione è rimasta in bilico per delle situazioni che mi dispiaceva interrompere, l'entusiasmo di teatro Frontiera che qui ringrazio per la semplice ed intensa partecipazione ai nostri vari progetti, qualche possibilità di elevato profilo che mi si presentava, l'entusiasmo contagioso dei ragazzi e delle persone in genere che hanno lavorato con noi, anche a loro va il mio ringraziamento. Ma ora è più che mai chiaro che questo è il momento giusto per interrompere, per mettere in cornice nel cuore della gente ciò che di buono hanno voluto ricevere da queste serate.
Abbiamo fatto i conti con la vita che va avanti, con i tanti problemi nostri e di chi abbiamo attorno.
Siamo convinti che il suo ricordo debba restare nell’angolo di cuore che le persone che la conoscevano gli hanno riservato dentro a sé stesse. Non serve più proiettarlo all’esterno, ciò che poteva lasciare nel cuore della gente ormai lo ha lasciato… e se non ha lasciato niente, non c’è da poter pensare che lo potrebbe fare in seguito.
Questo non significa che non faremo più manifestazioni, se ne avremo la possibilità ne faremo ancora, ma senza schemi fissi dettati da giornate particolari di ricorrenza.
Anche il blog continuerà ad esistere, visto che non c’è niente di più libero di un blog di questo genere, che non obbiga nessuno ad andarlo a leggere.
Renato.
E' una decisione che maturava già dallo scorso anno, quando dopo (scusate il mio insindacabile giudizio) la serata col Davide, pensavo che una simile carica di emotività e di valore artistico, non saremmo più riusciti a ricrearla.
La decisione è rimasta in bilico per delle situazioni che mi dispiaceva interrompere, l'entusiasmo di teatro Frontiera che qui ringrazio per la semplice ed intensa partecipazione ai nostri vari progetti, qualche possibilità di elevato profilo che mi si presentava, l'entusiasmo contagioso dei ragazzi e delle persone in genere che hanno lavorato con noi, anche a loro va il mio ringraziamento. Ma ora è più che mai chiaro che questo è il momento giusto per interrompere, per mettere in cornice nel cuore della gente ciò che di buono hanno voluto ricevere da queste serate.
Abbiamo fatto i conti con la vita che va avanti, con i tanti problemi nostri e di chi abbiamo attorno.
Siamo convinti che il suo ricordo debba restare nell’angolo di cuore che le persone che la conoscevano gli hanno riservato dentro a sé stesse. Non serve più proiettarlo all’esterno, ciò che poteva lasciare nel cuore della gente ormai lo ha lasciato… e se non ha lasciato niente, non c’è da poter pensare che lo potrebbe fare in seguito.
Questo non significa che non faremo più manifestazioni, se ne avremo la possibilità ne faremo ancora, ma senza schemi fissi dettati da giornate particolari di ricorrenza.
Anche il blog continuerà ad esistere, visto che non c’è niente di più libero di un blog di questo genere, che non obbiga nessuno ad andarlo a leggere.
Renato.
domenica 31 agosto 2008
E rieccoci a casa...
è stato il nostro solito agosto intenso, con le solite incombenze giuste ed inevitabili, con un viaggio progettato da tempo e ora realizzato. Un viaggio che viene da lontano, da quando è stato interrotto per un furto che avevamo subito in Spagna, meta appunto del viaggio. Ricordo in quell'occasione che il necessario ripiegamento di progetto ci aveva portato a incontrare posti non in programma, che però, mi sono rimasti dentro con moltissimo piacere. Direi quasi con affetto, come succede per un posto che riesce in qualche modo a parlarti.
Quest'anno eravamo in giro per l'Andalusia, terra di passione e di melodia, di sapori profumi e immagini che portano il pensiero in oriente.
Ma una cosa mi ha colpito... i tanti ragazzi che giravano chiaramente con una meta approssimativa dentro, ma con una certezza di voglia di conoscenza, di divertimento nel loro essere giovani, nella avventura stessa del viaggiare.
Se ne andavano nascosti sotto i loro pesanti zaini, a volte li vedevi stravolti dalla fatica, a volte stanchi e sfiduciati per un qualsiasi contrattempo, ma sempre guardando davanti a loro, all'orizzonte della loro avventura.
Quest'anno eravamo in giro per l'Andalusia, terra di passione e di melodia, di sapori profumi e immagini che portano il pensiero in oriente.
Ma una cosa mi ha colpito... i tanti ragazzi che giravano chiaramente con una meta approssimativa dentro, ma con una certezza di voglia di conoscenza, di divertimento nel loro essere giovani, nella avventura stessa del viaggiare.
Se ne andavano nascosti sotto i loro pesanti zaini, a volte li vedevi stravolti dalla fatica, a volte stanchi e sfiduciati per un qualsiasi contrattempo, ma sempre guardando davanti a loro, all'orizzonte della loro avventura.

Sono ragazzi che probabilmente in tasca avevano un biglietto interrayl, una tessera degli ostelli della gioventù, un pò di soldi, ma non troppi e la capacità di saper valorizzare al meglio le proprie risorse e la propria inventiva. Già, quando i soldi sono pochi, sono ben altre le cose che si apprezzano e che prendono il valore che davvero dovrebbero avere... la gioia dell'amicizia, dello stare insieme, del condividere il tempo con chi soffre e gioisce con te della stessa avventura.
La sera seduti su un muretto con una bibita, o dove fanno musica a buon prezzo, di giorno fra le bellezze naturali e i ricordi storici... e poi via, in cerca di una nuova meta e di un nuovo posto dove raccogliere una nuova voglia da portare in giro domani.
Io credo che questi siano i ragazzi migliori, o perlomeno alcuni dei ragazzi migliori, quelli che, come possono, vanno cercando sempre qualcosa da capire, da scoprire, per rendere più ricco il loro domani.
Anche attraverso una vacanza si può diventare un po’ più donne o uomini.
La sera seduti su un muretto con una bibita, o dove fanno musica a buon prezzo, di giorno fra le bellezze naturali e i ricordi storici... e poi via, in cerca di una nuova meta e di un nuovo posto dove raccogliere una nuova voglia da portare in giro domani.
Io credo che questi siano i ragazzi migliori, o perlomeno alcuni dei ragazzi migliori, quelli che, come possono, vanno cercando sempre qualcosa da capire, da scoprire, per rendere più ricco il loro domani.
Anche attraverso una vacanza si può diventare un po’ più donne o uomini.
Renato
mercoledì 9 luglio 2008
Una canzone per te...
In questi giorni spesso mi gira nel pensiero una canzone.
Una canzone che dei cari amici hanno voluto dedicare ad Eliana in occasione di un loro concerto avvenuto poco dopo la festa della donna del 2007. Mi riferisco a Tiziana e ad Angapiemage con i loro Jentu.
Gli Jentu, ragazzi che sanno quanto sia difficile vivere di musica, quando della musica si rifiutano tutti i compromessi per fare in modo che resti musica soltanto.
Grazie Tiziana, grazie Anga, grazie carissimi Jentu... e chissà che un giorno davvero si vedrà che avete ragione voi.
Renato
Eccovi la canzone, è di Fabrizio de Andrè...
IL sogno di Maria.
"Nel Grembo umido,
scuro del tempio,
l'ombra era fredda,
gonfia d'incenso;
l'angelo scese,
come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d'improvviso,
mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese - Conosci l'estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.
Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all'ulivo si abbraccia la vite.
Scendemmo là,
dove il giorno si perde a cercarsi da solo
nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d'ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.
Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l'angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d'un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.
Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l'immagine, stinse il colore,
ma l'eco lontana di brevi parole
ripeteva d'un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era
- Lo chiameranno figlio di Dio -
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno,
ma impresse nel ventre."
E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto d'una quiete apparente
che si consuma nell'attesa
d'uno sguardo indulgente.
E tu, piano, posasti le dita all'orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.
Una canzone che dei cari amici hanno voluto dedicare ad Eliana in occasione di un loro concerto avvenuto poco dopo la festa della donna del 2007. Mi riferisco a Tiziana e ad Angapiemage con i loro Jentu.
Gli Jentu, ragazzi che sanno quanto sia difficile vivere di musica, quando della musica si rifiutano tutti i compromessi per fare in modo che resti musica soltanto.
Grazie Tiziana, grazie Anga, grazie carissimi Jentu... e chissà che un giorno davvero si vedrà che avete ragione voi.
Renato
Eccovi la canzone, è di Fabrizio de Andrè...
IL sogno di Maria.
"Nel Grembo umido,
scuro del tempio,
l'ombra era fredda,
gonfia d'incenso;
l'angelo scese,
come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d'improvviso,
mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese - Conosci l'estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.
Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all'ulivo si abbraccia la vite.
Scendemmo là,
dove il giorno si perde a cercarsi da solo
nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d'ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.
Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l'angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d'un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.
Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l'immagine, stinse il colore,
ma l'eco lontana di brevi parole
ripeteva d'un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era
- Lo chiameranno figlio di Dio -
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno,
ma impresse nel ventre."
E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto d'una quiete apparente
che si consuma nell'attesa
d'uno sguardo indulgente.
E tu, piano, posasti le dita all'orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.
martedì 17 giugno 2008
O Scià
Fra chi mi legge sicuramente molti sapranno dell’esistenza di una manifestazione come O Scià.
O Scià è nata nel lontano 2003, quando un uomo solo, armato di pianoforte, si è recato sulla sabbia della spiaggia della Guitgia, nell’isola di Lampedusa per fare un regalo a quell’isola. Quell’isola piena di problemi per i suoi abitanti, di trasporti, di lunghi mesi in cui viene dimenticata e isolata da un mare che diventa ostile, di sanità tante volte negata, di scuole praticamente inesistenti... un’isola di cui si parla solo per le vacanze estive e soprattutto per gli sbarchi dei clandestini.
Quell’uomo si chiama Claudio Baglioni.
O Scià è il saluto della gente dell'isola a chi arriva sulla loro terra e significa: "fiato mio, mio respiro".
Fu un memorabile concerto, di voce e musica, musica di pianoforte e musica del mare. Non c’erano molte persone, ma credo che quelle persone abbiano vissuto un’emozione e un evento che non potranno dimenticare.
La musica non da risposte, ma qualche volta aiuta a porre qualche domanda. Così come la vita, se la guardi dentro, ogni giorno ti pone una domanda alla quale per noi uomini semplici è difficile rispondere, ma più spesso i cosiddetti potenti o i cosiddetti intelligenti sanno rispondere ancora meno... e allora nel loro sproloquiare ti portano via, o ti nascondono anche la domanda.
Quell'uomo fra la musica del pianoforte e la musica del mare ha saputo ascoltare un silenzio, quello dell'anima che fa percepire il battito del cuore, ma non il proprio, il battito del cuore di chi ti sta accanto ed ha compreso come non puoi chiamarti uomo se non riconosci ai cuori accanto la stessa dignità del tuo.
Ed O Scià è diventata la cassa di risonanza per il problema dei migranti, per i tanti viaggi di quei disperati che fuggono dalla miseria e dalla sopraffazione dei loro governanti per cercare un futuro.
Per dirla con parole di Claudio, partono per un viaggio che sperano sia il primo, non l'ultimo.
Dopo quel primo concerto O Scià ha portato su quella spiaggia cantanti in quantità, pubblici numerosi... e quando una manifestazione diventa di massa gli interessi cambiano. Servono soldi dalle istituzioni, servono favori dei discografici per poter avere la disposizione degli artisti con tutto ciò che ne consegue.
E allora prevalgono gli interessi di chi ha bisogno di notorietà e una simile manifestazione diventa trampolino di lancio per questi politici hai quali hai chiesto qualcosa, per i discografici che devono in qualche modo far tornare i conti di una discografia asfittica.
Ma lo spirito della manifestazione vive comunque, vive per la passione di Claudio che pure passa fra tante incoerenze che spesso davvero non comprendo, vive per tante persone semplici che si accontentano dell'ultima fila pur di esserci, vive per tutti quelli che vogliono che l'isola che c'è in ogni uomo diventi domani un grande arcipelago di giustizia.
La manifestazione vive ed è arrivata fino ad oggi in un crescendo, se non di motivazioni, di certo di grande pubblico.
Ma oggi, come dicevo prima, con il troppo forte coinvolgimento della politica, più che mai sembra che O Scià stia risentendo del momento politico che stiamo attraversando.
Non tanto per il responso delle elezioni, ma per la naturale difficoltà che c'è a riavviare la macchina politica quando le elezioni si sono appena concluse e le varie forze politiche si trovano a fare i conti con i nuovi orizzonti che si trovano davanti.
La politica vive su equilibri strani e a quanto mi pare di capire, non basta la netta vittoria di una formazione politica alla regione Sicilia, uno degli enti finanziatori, cosa che personalmente credevo potesse bastare per prendere delle decisioni sui capitoli di spesa, serviva anche che si delineasse meglio il quadro totale delle elezioni provinciali e comunali che ci sono appena state in Sicilia.
Praticamente ancora non possiamo sapere se O Scià potrà avere i finanziamenti necessari per poter avviare la macchina dello spettacolo di quest'anno.
Quanto potrà essere questo tempo? Personalmente non credo che sapremo gran che fino all'inizio del mese prossimo, spero di sbagliarmi, ma ciò che solitamente appaiono come i tempi della nostra politica, mi fa pensare a questa cosa.
E poi, alla fine di tutto questo, ci saranno i soldi?
I nostri politici che sostengono questi governi, nazionale e regionale siciliano, portano tra le altre ragioni della loro affermazione elettorale (a torto o a ragione, non credo sia questa la sede per parlarne), una ragione come l'affermazione della sicurezza per i cittadini.
Sicurezza che vogliono sostenere principalmente attraverso la lotta alla clandestinità fino a ventilare, da parte di alcuni di loro, la possibilità di creare un reato di immigrazione clandestina.
Alla luce di questo, mi viene da pensare che, per i nostri politici, trovare una motivazione per sostenere economicamente una manifestazione che chiede dignità e attenzione per i migranti, non credo che gli sarà facile.
Migranti che non sono certamente nella loro stragrande maggioranza destinati ad un futuro fatto di delinquenza, ma in gran parte, sicuramente fatto proprio di clandestinità.
Viene anche da pensare che le difficoltà logistiche ad allestire una simile manifestazione col passar del tempo diventano amplificate. Una simile manifestazione abbisogna di certezze per allestire i trasporti necessari, visto che Lampedusa non è poi così tanto agevole da raggiungere.
E poi il numero notevole di addetti. Di questo passo avranno difficoltà anche a reperire i posti dove alloggiare gli artisti e il personale necessario, visto che non credo che gli albergatori Lampedusani stiano restando in attesa della venuta del Messia, prima di affittare i posti letto.
Penso a Claudio, penso a quante energie ha speso per questa manifestazione che io in passato spesso mi son trovato a criticare e che anche oggi mi trova perplesso per tante ragioni che non voglio dilungarmi a spiegare e che forse si intuiscono anche da ciò che ho scritto, ma credo nella sua buona fede.
Penso che forse, al di la delle tante incoerenze, Claudio più di ogni altro crede nel valore di questa manifestazione e della sua capacità di sensibilizzazione delle coscienze e allora... vorrei tanto che se ne riappropriasse.
Vorrei tanto che ritorni a fare di questa manifestazione la sua manifestazione, non la manifestazione dei politici e dei discografici.
Vorrei che provi, almeno questa volta per non far scomparire la manifestazione sotto il cumulo della burocrazia e degli interessi personali di chi gli ruota intorno, a riappropriarsene davvero, per tornare a fare di O Scià la manifestazione che è stata la prima volta.
Per fare in modo che il respiro dei tanti uomini semplici serva a sgombrare le coscienze dalle nebbie di una società che spesso si dimentica degli ultimi.
Nel mio piccolo chiedo a Claudio di riprendersi la sua chitarra e il suo pianoforte e di andare su quella spiaggia da solo, tuttal'più con i suoi fidi musicisti, per tornare a ribadire che O Scià è qualcosa che vuole vivere nonostante tutto, perché nonostante tutto, sono certo che in Claudio si è mantenuto l'ideale vero e limpido che ha portato alla nascita di questa manifestazione e sono certo che O Scià è solo Claudio, il suo pubblico con la sua sensibilità nel bene e nel male, i Lampedusani anche loro nel bene e nel male... e nient'altro.
Renato
O Scià è nata nel lontano 2003, quando un uomo solo, armato di pianoforte, si è recato sulla sabbia della spiaggia della Guitgia, nell’isola di Lampedusa per fare un regalo a quell’isola. Quell’isola piena di problemi per i suoi abitanti, di trasporti, di lunghi mesi in cui viene dimenticata e isolata da un mare che diventa ostile, di sanità tante volte negata, di scuole praticamente inesistenti... un’isola di cui si parla solo per le vacanze estive e soprattutto per gli sbarchi dei clandestini.
Quell’uomo si chiama Claudio Baglioni.
O Scià è il saluto della gente dell'isola a chi arriva sulla loro terra e significa: "fiato mio, mio respiro".
Fu un memorabile concerto, di voce e musica, musica di pianoforte e musica del mare. Non c’erano molte persone, ma credo che quelle persone abbiano vissuto un’emozione e un evento che non potranno dimenticare.
La musica non da risposte, ma qualche volta aiuta a porre qualche domanda. Così come la vita, se la guardi dentro, ogni giorno ti pone una domanda alla quale per noi uomini semplici è difficile rispondere, ma più spesso i cosiddetti potenti o i cosiddetti intelligenti sanno rispondere ancora meno... e allora nel loro sproloquiare ti portano via, o ti nascondono anche la domanda.
Quell'uomo fra la musica del pianoforte e la musica del mare ha saputo ascoltare un silenzio, quello dell'anima che fa percepire il battito del cuore, ma non il proprio, il battito del cuore di chi ti sta accanto ed ha compreso come non puoi chiamarti uomo se non riconosci ai cuori accanto la stessa dignità del tuo.
Ed O Scià è diventata la cassa di risonanza per il problema dei migranti, per i tanti viaggi di quei disperati che fuggono dalla miseria e dalla sopraffazione dei loro governanti per cercare un futuro.
Per dirla con parole di Claudio, partono per un viaggio che sperano sia il primo, non l'ultimo.
Dopo quel primo concerto O Scià ha portato su quella spiaggia cantanti in quantità, pubblici numerosi... e quando una manifestazione diventa di massa gli interessi cambiano. Servono soldi dalle istituzioni, servono favori dei discografici per poter avere la disposizione degli artisti con tutto ciò che ne consegue.
E allora prevalgono gli interessi di chi ha bisogno di notorietà e una simile manifestazione diventa trampolino di lancio per questi politici hai quali hai chiesto qualcosa, per i discografici che devono in qualche modo far tornare i conti di una discografia asfittica.
Ma lo spirito della manifestazione vive comunque, vive per la passione di Claudio che pure passa fra tante incoerenze che spesso davvero non comprendo, vive per tante persone semplici che si accontentano dell'ultima fila pur di esserci, vive per tutti quelli che vogliono che l'isola che c'è in ogni uomo diventi domani un grande arcipelago di giustizia.
La manifestazione vive ed è arrivata fino ad oggi in un crescendo, se non di motivazioni, di certo di grande pubblico.
Ma oggi, come dicevo prima, con il troppo forte coinvolgimento della politica, più che mai sembra che O Scià stia risentendo del momento politico che stiamo attraversando.
Non tanto per il responso delle elezioni, ma per la naturale difficoltà che c'è a riavviare la macchina politica quando le elezioni si sono appena concluse e le varie forze politiche si trovano a fare i conti con i nuovi orizzonti che si trovano davanti.
La politica vive su equilibri strani e a quanto mi pare di capire, non basta la netta vittoria di una formazione politica alla regione Sicilia, uno degli enti finanziatori, cosa che personalmente credevo potesse bastare per prendere delle decisioni sui capitoli di spesa, serviva anche che si delineasse meglio il quadro totale delle elezioni provinciali e comunali che ci sono appena state in Sicilia.
Praticamente ancora non possiamo sapere se O Scià potrà avere i finanziamenti necessari per poter avviare la macchina dello spettacolo di quest'anno.
Quanto potrà essere questo tempo? Personalmente non credo che sapremo gran che fino all'inizio del mese prossimo, spero di sbagliarmi, ma ciò che solitamente appaiono come i tempi della nostra politica, mi fa pensare a questa cosa.
E poi, alla fine di tutto questo, ci saranno i soldi?
I nostri politici che sostengono questi governi, nazionale e regionale siciliano, portano tra le altre ragioni della loro affermazione elettorale (a torto o a ragione, non credo sia questa la sede per parlarne), una ragione come l'affermazione della sicurezza per i cittadini.
Sicurezza che vogliono sostenere principalmente attraverso la lotta alla clandestinità fino a ventilare, da parte di alcuni di loro, la possibilità di creare un reato di immigrazione clandestina.
Alla luce di questo, mi viene da pensare che, per i nostri politici, trovare una motivazione per sostenere economicamente una manifestazione che chiede dignità e attenzione per i migranti, non credo che gli sarà facile.
Migranti che non sono certamente nella loro stragrande maggioranza destinati ad un futuro fatto di delinquenza, ma in gran parte, sicuramente fatto proprio di clandestinità.
Viene anche da pensare che le difficoltà logistiche ad allestire una simile manifestazione col passar del tempo diventano amplificate. Una simile manifestazione abbisogna di certezze per allestire i trasporti necessari, visto che Lampedusa non è poi così tanto agevole da raggiungere.
E poi il numero notevole di addetti. Di questo passo avranno difficoltà anche a reperire i posti dove alloggiare gli artisti e il personale necessario, visto che non credo che gli albergatori Lampedusani stiano restando in attesa della venuta del Messia, prima di affittare i posti letto.
Penso a Claudio, penso a quante energie ha speso per questa manifestazione che io in passato spesso mi son trovato a criticare e che anche oggi mi trova perplesso per tante ragioni che non voglio dilungarmi a spiegare e che forse si intuiscono anche da ciò che ho scritto, ma credo nella sua buona fede.
Penso che forse, al di la delle tante incoerenze, Claudio più di ogni altro crede nel valore di questa manifestazione e della sua capacità di sensibilizzazione delle coscienze e allora... vorrei tanto che se ne riappropriasse.
Vorrei tanto che ritorni a fare di questa manifestazione la sua manifestazione, non la manifestazione dei politici e dei discografici.
Vorrei che provi, almeno questa volta per non far scomparire la manifestazione sotto il cumulo della burocrazia e degli interessi personali di chi gli ruota intorno, a riappropriarsene davvero, per tornare a fare di O Scià la manifestazione che è stata la prima volta.
Per fare in modo che il respiro dei tanti uomini semplici serva a sgombrare le coscienze dalle nebbie di una società che spesso si dimentica degli ultimi.
Nel mio piccolo chiedo a Claudio di riprendersi la sua chitarra e il suo pianoforte e di andare su quella spiaggia da solo, tuttal'più con i suoi fidi musicisti, per tornare a ribadire che O Scià è qualcosa che vuole vivere nonostante tutto, perché nonostante tutto, sono certo che in Claudio si è mantenuto l'ideale vero e limpido che ha portato alla nascita di questa manifestazione e sono certo che O Scià è solo Claudio, il suo pubblico con la sua sensibilità nel bene e nel male, i Lampedusani anche loro nel bene e nel male... e nient'altro.
Renato
martedì 3 giugno 2008
Testi serata con Davide Van De Sfroos
Inseriti i testi affidati all'interpretazione delle ragazze di Teatro Frontiera nella magica serata con DavideVan De Sfroos, cliccate Qui per leggerli.
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