lunedì 26 gennaio 2009

Vasco e... auguri

Molto, molto in ritardo faccio tanti tantissimi auguri per il nuovo anno a tutti.
Da molto non scrivo, il motivo principale è essenzialmente un fermo del pc dovuto a dei problemi di connessione che mi hanno bloccato per circa un mese, ora sto cambiando gestore e quindi fra un po’ avrò un altro stop, ma questa volta spero che sarà solo di pochi giorni.
Detto questo…
Sapete che non amo molto Vasco Rossi, non mi è mai piaciuta questa sua figura dissoluta che va portando in giro, anche se mia figlia l’ha conosciuto attraverso me facendogli ascoltare alcune sue canzoni che non mi dispiacevano, col motto -non mio ma di Claudio Baglioni- la musica è come il maiale, non si butta via mai niente.
Beh, ultimamente l’ho sentito in un’intervista televisiva esprimere dei concetti nuovi, almeno per me, e molto importanti visto che uscivano in particolare dalla sua bocca.
In pratica, l’uomo affermava che dopo una vita passata fra mille eccessi di droghe e di alcool, si è ritrovato, per non affondare, a ricominciare cercando una nuova via che lo portasse a sentirsi uomo soltanto con le sue capacità e senza l’inganno di mezzi artificiosi.
Concludeva l’intervista dicendo, in pratica, farlo dopo una vita simile è davvero una cosa difficile, tanto vale –diceva rivolgendosi ai ragazzi- imparare a farlo da subito.
Credo che sia un concetto bellissimo nella sua semplicità e con questo concetto Vasco si è meritato il mio plauso ed ha riconquistato un po’ di punti nella scala del mio gradimento.
Forza ragazzi, seguite il suo consiglio, lo sballo vi rende uomini falsi, gli uomini veri sono quelli padroni di sé… anche di bere un buon bicchiere di vino, anche due, durante i pasti o in un momento di amicizia, ma che siano soltanto due… e di vino buono!!!
Renato

lunedì 1 dicembre 2008


Venerdì 5 dicembre in sala consiliare a Paullo (alle ore 21 presso la biblioteca comunale di piazza della Libertà) verrà presentato Il cielo in una chiesa. Gli affreschi della parrocchiale di Caselle Lurani, libro di don Guglielmo Cazzulani, Chiara Tumiatti e Danilo Bazzani dedicato alla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria in Caselle Lurani (LO).
Saranno presenti i tre autori, don Angelo Sesini (parroco di Caselle Lurani) e l’assessore alla cultura del comune di Paullo Mario Sposini.
La parrocchiale di Caselle è stata ricostruita all’inizio del Settecento. All’interno accoglie un pregevole ciclo di affreschi dello stesso periodo. L’opuscolo raccoglie un saggio di Chiara Tumiatti sull’analisi stilistica delle pitture, e un ampio studio teologico e spirituale di don Cazzulani. Completano il libro le foto di Danilo Bazzani. I proventi della vendita del volume (che costa 5 euro) sono destinati alle opere che le parrocchie di Calvenzano e Caselle Lurani sostengono presso la diocesi di Lomè in Togo.
Pur essendo un profano dell'arte, ho letto con tantissimo piacere questo libro che mi ha colto man mano l'attenzione. Questo perchè nella parte iniziale di Chiara Tumiatti, la descrizione dei particolari prettamente artistici va oltre la descrizione stessa, diventando un piccolo manuale che aiuta a comprendere e conoscere l'arte di per sè stessa. Così, oltre che a farsi avvincere dalle sue descrizioni, si finisce con l'imparare davvero qualcosa.
La seconda parte di Don Guglielmo mi si è rivelata altrettanto interessante.
Il Sacerdote racconta la storia della Santa a cui è dedicata la Chiesa e della devozione che ne è seguita, fino alle vicende della costruzione della parrocchiale, in un modo che sa essere scorrevole e davvero piacevole, vorrei dire romanzato, ma con giusti spunti critici che ne rafforzano il valore universale degli insegnamenti che se ne possono trarre.
Direi che è un piccolo libro adatto ai profani d'arte come me, che da questo libro possono imparare qualcosa, adatto ai credenti e ai non credenti per l'universalità degli spunti che Don Guglielmo riesce a generare nella sua scrittura, e poi... generatore esso stesso di un'opera meritevole, essendone i proventi destinati a dei bambini che attraverso questo, troveranno un momento di sorriso.
Renato

giovedì 20 novembre 2008

per Eluana

In questi giorni non riesco a non pensare ad Eluana Englaro, penso a quella che è stata la sua vita, ai suoi sogni e alle sue aspirazioni, ai suoi piccoli e grandi dolori e alle sue piccole e grandi gioie.
Una ragazza come tante che viveva la vita che voleva vivere, o meglio che cercava di vivere la vita che voleva, perché in realtà questa vita è lei che approfitta di noi lasciando dietro ad ogni curva del nostro cammino un qualcosa di imponderabile, un qualcosa davanti al quale non c’è ragione o volontà, un qualcosa che ci dirige dove sta scritto, senza che noi possiamo leggerlo, nel nostro destino.
La sua era una vita di giuste ambizioni giovanili, di speranza in un amore, di un lavoro che la facesse esprimere al meglio, di un vestito nuovo che la facesse star meglio… è così difficile sentirsi a proprio agio in questa vita che ogni tentativo lecito di riconoscersi quando si fanno i conti con noi stessi può andar bene.
Ora sta lì nel suo letto di sofferenza sostenuta da un sondino che gli permette, o forse è meglio dire, la costringe a vivere una vita che non è più la sua, sta li in balia di un tempo che passa lentamente per tutti noi e che nello stesso tempo per lei non scorre.
Certo, per lei non scorre, perché per lei è fermo a 17 anni fa, è fermo a quel tragico giorno in cui un albero ha fermato la sua giovanile esuberanza.
Per i suoi cari invece, ma soprattutto per suo padre, al quale mi sento tanto vicino, questo tempo è passato solo per uccidere la speranza che quella ragazza si possa riprendere e quando muore la speranza, non rimane che una sofferenza e una pena che ormai durano da tanti, troppi anni.
La sofferenza di un uomo che vede nella figlia una vita che non è più vita, la pena di un uomo che vede per la figlia una nuova vita a cui negano la possibilità di poter accedere.
Ormai le vite che si stanno perdendo rischiano di essere due, forse di più, come succede spesso dietro a situazioni di così grande dolore e disagio.
Ma io credo, spero, che il Dio buono del quale nessuno conosce la vera essenza, se la sia già portata via con sé da tanto tempo, forse già da quella tragica serata di 17 anni fa, se la sia portata in quel posto dove non soffre più nessuno e dove tutto è giustizia. Solo noi uomini ci ostiniamo a tenere qui un corpo che non ha più speranza.
La nostra scienza trova un punto dove si deve fermare, ma in attesa di un nuovo orizzonte c’è una cosa che si potrebbe ancora fare, visto che esiste in alcuni il dubbio di una ulteriore sofferenza per quel corpo senza speranza, al punto che staccando il sondino si pensa di dargli dei sedativi e degli antiepilettici, il giusto passo che dovrebbe fare la scienza (e lo Stato dovrebbe permetterlo) è condurre quel corpo ad una dolce morte, all’eutanasia.
In Italia l'eutanasia non esiste, ma davanti ad una simile situazione, lo stato dovrebbe legiferare in tal senso, per dare questa possibilità a tutti quelli che non vorranno che possa esistere un'altra volta una storia inutilmente straziante come quella di Eluana.
Sopratutto quando questa volontà sia stata chiaramente espressa in vita dalle persone interessate.
Eluana io credo che ci stia guardando già dalla sua nuova vita, quella che è nata 17 anni fa, ci chiede di essere lasciata libera, ci chiede di essere lasciata libera di andare verso quella completa felicità che oggi sente offuscata da un dolore che non gli permettiamo di togliere a chi gli vuole bene.
Vorrei abbracciare il sign. Beppino Englaro, esprimergli la mia stima per ciò che sta facendo per sua figlia e cercare di dargli coraggio, un uomo che soffre da tanti anni con quella dignità, credo sia davvero un grand’uomo.

mercoledì 22 ottobre 2008

O Scià è passato... viva O Scià.

Naturalmente Claudio non è andato con la sua chitarra da solo, o solo con i suoi musicisti, a fare e a gestirsi lo spettacolo come sarebbe piaciuto a me e forse a pochi altri. E' andato con la forza di un cospicuo finanziamento che anche quest'anno è riuscito ad avere, secondo me perdendo una bella occasione di riappropriarsi di quella manifestazione, ma tant'è, ormai non si parla più di ciò che è stato e semmai si pensa già al futuro e forse è giusto così.
Io non c'ero, ma da quanto ho capito è stato un bello spettacolo, uno spettacolo che Claudio bisogna ammettere ha interpretato nel migliore dei modi da quel grande uomo di spettacolo e da quel grande professionista che è, coadiuvato da pochi personaggi di grande spessore e di grande professionalità quali Fiorello e Paolo Belli, ma tutti gli interrogativi sul vero valore di questa manifestazione e su quello che gli gira intorno sono rimasti ai miei occhi e ai pochi altri che la pensano come me, tali e quali.
Ed il prossimo anno vedremo quale consiglio comunale si accapiglierà, quali politici si metteranno in vetrina e quale associazione di albergatori si adopererà per trovare i soldi per la prossima edizione di O Scià.
La vicesindaco di Lampedusa appartiene ad una corrente politica lontana dal mio modo di pensare, ma devo ammettere che ha lungamente combattuto per far affiorare la realtà sociale deficitaria di quell'isola e ha poi di conseguenza chiesto di far luce sulla natura delle spese sostenute dalla fondazione O Scià per la realizzazione dello spettacolo, credo sia stata una posizione di assoluta coerenza e credo che la richiesta di conoscere il bilancio sia stata assolutamente lecita.
Ora sarebbe bello vedere su qualche "posto" istituzionale oppure di livello più popolare quel bilancio, forse io non ci capirei niente, ma qualcuno potrebbe capire qualcosa di più e sarebbe stato bello per me e per quelli come me poterci ricredere sulla liceità di quelle spese, ma la mia sensazione è che un bello spettacolo sia bastato a fare in modo che oltre alle risposte, si siano portati via anche le domande.
Renato

martedì 30 settembre 2008

Settimana della moda

E mi sono ritrovato lì, nelle vie della moda... dovevo ingannare il tempo e mi sono ritrovato a girovagare fra vie brulicanti di persone molte delle quali dall'aria ormai stanca, molte persone che di certo dopo una giornata passata dietro sfilate e stand dei vari produttori, se ne andavano rincorrendo nuovi pensieri nati dentro quella che in fondo è soprattutto una grande giostra di irrealtà.
Infatti personalmente credo che questo sia quel mondo, questo o poco più, una grande vetrina di irrealtà, di ostentazione di un lusso che è soprattutto di chi vuole camminare ad un passo dalla realtà di tutti i giorni, così, forse solo per una malcelata voglia di distinguersi, non rendendosi conto che gli omologati sono soprattutto loro.
Ma una cosa mi ha colpito ancora di più... ogni tanto si vedevano passare ragazze di una magrezza decisamente innaturale, al punto di arrivare a fargli perdere le loro forme femminili.
Nonostante gli inviti alle case di moda a non far sfilare ragazze al limite dell'anoressia, tante, troppe se ne vedono ancora in quell'ambiente.
Passano con un andamento che fuori dalla passerella diventa incerto, direi goffo, come se fuori dal loro ambiente diventino in balia della loro debolezza, del loro essere fuori dalla realtà, al servizio appunto, dell'irrealtà di quel mondo.
Mi chiedo cosa ne sarà di loro, delle tante che fra pochi anni si troveranno fuori da quel giro e dentro alla loro vita, che molto probabilmente sarà diventata stretta come le loro fattezze, con i sogni ingrigiti come la tristezza che si legge sui loro visi.
Spero che abbiano pensato al loro futuro, che abbiano pensato ad un'altra vita possibile, fatta non dico da un lavoro da sputare nelle mani, ma almeno da un lavoro che regali un po’ della dignità dell'esserci, dell'essere presenti nella realtà di questa vita.
Ma per fortuna bastava allontanarsi un po’, bastava guardarsi in giro per vedere normali ragazze che portavano in giro la loro freschezza, le loro risate e il loro parlare fitto di gioie e di dolori dentro un jeans e una maglietta, ragazze piene di quelle imperfezioni che le fanno più belle e che disegnano allegria colorata nel vivere di tutti i giorni.
Renato

mercoledì 10 settembre 2008

Decisione difficile

Non è stato facile prendere una simile decisione, ma alla fine sono convinto che ormai il momento era quello giusto, non faremo più manifestazioni in ricordo di Eliana.
E' una decisione che maturava già dallo scorso anno, quando dopo (scusate il mio insindacabile giudizio) la serata col Davide, pensavo che una simile carica di emotività e di valore artistico, non saremmo più riusciti a ricrearla.
La decisione è rimasta in bilico per delle situazioni che mi dispiaceva interrompere, l'entusiasmo di teatro Frontiera che qui ringrazio per la semplice ed intensa partecipazione ai nostri vari progetti, qualche possibilità di elevato profilo che mi si presentava, l'entusiasmo contagioso dei ragazzi e delle persone in genere che hanno lavorato con noi, anche a loro va il mio ringraziamento. Ma ora è più che mai chiaro che questo è il momento giusto per interrompere, per mettere in cornice nel cuore della gente ciò che di buono hanno voluto ricevere da queste serate.
Abbiamo fatto i conti con la vita che va avanti, con i tanti problemi nostri e di chi abbiamo attorno.
Siamo convinti che il suo ricordo debba restare nell’angolo di cuore che le persone che la conoscevano gli hanno riservato dentro a sé stesse. Non serve più proiettarlo all’esterno, ciò che poteva lasciare nel cuore della gente ormai lo ha lasciato… e se non ha lasciato niente, non c’è da poter pensare che lo potrebbe fare in seguito.
Questo non significa che non faremo più manifestazioni, se ne avremo la possibilità ne faremo ancora, ma senza schemi fissi dettati da giornate particolari di ricorrenza.
Anche il blog continuerà ad esistere, visto che non c’è niente di più libero di un blog di questo genere, che non obbiga nessuno ad andarlo a leggere.
Renato.

domenica 31 agosto 2008

E rieccoci a casa...

è stato il nostro solito agosto intenso, con le solite incombenze giuste ed inevitabili, con un viaggio progettato da tempo e ora realizzato. Un viaggio che viene da lontano, da quando è stato interrotto per un furto che avevamo subito in Spagna, meta appunto del viaggio. Ricordo in quell'occasione che il necessario ripiegamento di progetto ci aveva portato a incontrare posti non in programma, che però, mi sono rimasti dentro con moltissimo piacere. Direi quasi con affetto, come succede per un posto che riesce in qualche modo a parlarti.
Quest'anno eravamo in giro per l'Andalusia, terra di passione e di melodia, di sapori profumi e immagini che portano il pensiero in oriente.
Ma una cosa mi ha colpito... i tanti ragazzi che giravano chiaramente con una meta approssimativa dentro, ma con una certezza di voglia di conoscenza, di divertimento nel loro essere giovani, nella avventura stessa del viaggiare.
Se ne andavano nascosti sotto i loro pesanti zaini, a volte li vedevi stravolti dalla fatica, a volte stanchi e sfiduciati per un qualsiasi contrattempo, ma sempre guardando davanti a loro, all'orizzonte della loro avventura.

Sono ragazzi che probabilmente in tasca avevano un biglietto interrayl, una tessera degli ostelli della gioventù, un pò di soldi, ma non troppi e la capacità di saper valorizzare al meglio le proprie risorse e la propria inventiva. Già, quando i soldi sono pochi, sono ben altre le cose che si apprezzano e che prendono il valore che davvero dovrebbero avere... la gioia dell'amicizia, dello stare insieme, del condividere il tempo con chi soffre e gioisce con te della stessa avventura.
La sera seduti su un muretto con una bibita, o dove fanno musica a buon prezzo, di giorno fra le bellezze naturali e i ricordi storici... e poi via, in cerca di una nuova meta e di un nuovo posto dove raccogliere una nuova voglia da portare in giro domani.
Io credo che questi siano i ragazzi migliori, o perlomeno alcuni dei ragazzi migliori, quelli che, come possono, vanno cercando sempre qualcosa da capire, da scoprire, per rendere più ricco il loro domani.
Anche attraverso una vacanza si può diventare un po’ più donne o uomini.
Renato